Fiducia ed edilizia le ricette anticrisi PDF Stampa E-mail
di Ufficio stampa   
martedì 11 dicembre 2012
ImageNel numero di novembre, Cofidi magazine, house organ dei Cofidi Basilicata, intervista Paolo Laguardia in qualità di coordinatore del manifesto Pensiamo Basilicata per la rubrica "L'opinione".
Il testo integrale.
 
Come si esce dalla crisi in Basilicata e come si aiutano le imprese lucane?
La crisi ha ormai determinato una nuova fase, introducendo elementi di cambiamento. È variata la cornice: la Basilicata va collocata in un nuovo quadro di riferimento. Questo comporta un cambio di prospettiva, oltre che di marcia. Occorre lanciare uno sguardo obliquo sulle dinamiche che muovono i territori e riprogrammare gli schemi con cui siamo stati abituati ad approcciarle. Nulla sarà come prima: bisogna imparare subito a muovere i passi nel nuovo mondo, quand'anche l'assenza di gravità renda inizialmente difficile mantenere l'equilibrio. La paura deve dunque lasciare il posto alla prospettiva, al coraggio e all'ampiezza di veduta. In questa riconfigurazione, occorre aggrapparsi ai settori trainanti per un rilancio del sistema: l'edilizia è storicamente il primo vettore su cui innestare politiche anticicliche, l'efficientamento in chiave energetica del patrimonio edilizio pubblico e privato offre l'occasione di un recupero degli spazi e dei centri storici dei nostri paesi; è tempo di riscrivere una riforma agraria regionale per ridisegnare le politiche forestali e agroindustriali; manca una vera politica industriale, sia a livello regionale che nazionale, che alla luce della sottrazione dei poli industriali orienti le strategie di reindustrializzazione e di insediamento. In definitiva, mentre è indispensabile restare in piedi e individuare strumenti per risolvere l'indebitamento che soffoca quelle imprese che nonostante gli sforzi muoiono per cassa, e provando a iniettare sviluppo e fiducia per sollevare i consumi, occorre recuperare una visione strategica. Anzi, ricostruirla: cambiato il contesto, ci si riconfigura per formulare risposte coerenti con il nuovo scenario.  
 
Quali sono gli obiettivi e gli auspici di Pensiamo Basilicata?
Il manifesto Pensiamo Basilicata ha dimostrato come sia possibile superare gli steccati per arrivare ad una posizione comune, ad una visione finalmente non parcellizzata che è stata operativamente coniugata in un piano di interventi di dieci punti posto all'attenzione del Governo regionale durante gli Stati generali della Pmi: riorganizzazione della governance regionale; consorzi di garanzia fidi; rilancio del contratto di apprendistato; rilancio dell'edilizia pubblica e privata; sostegno della domanda di investimenti dell'industria manifatturiera e dei servizi; riorganizzazione dell'offerta turistica; aiuti agli investimenti delle micro e piccole imprese; green economy; filiera agroalimentare. Un primo obiettivo, Pensiamo Basilicata lo ha centrato con il contratto di settore in Val d'Agri: ha potuto e saputo giocare un ruolo da protagonista in un accordo da più parti definito “storico” perché individua una nuova modalità nelle relazioni tra parti datoriali, sindacati e istituzioni, che insieme sono riuscite ad ottenere condizioni vantaggiose per la tutela della salute, del territorio, delle imprese locali e dei lavoratori tutti. L'auspicio è che tale modalità diventi uno standard per approcciare tutte le tematiche importanti.

In tutto questo lei come giudica il lavoro e il ruolo del Cofidi di Basilicata?
Da cooperatore non posso che guardare positivamente ai Cofidi che, soprattutto in un periodo in cui il tema delle garanzie è un problema per molte imprese, svolgono un ruolo fondamentale (tanto che Pensiamo Basilica ha voluto dedicare loro uno specifico capitolo del documento programmatico). Come tutti, però, anche i Cofidi devono compiere in questa fase un salto di qualità, sia mettendo in piedi ove possibile processi aggregativi, sia nelle modalità di erogazione di servizi sempre più integrati e innovativi.

Le istituzioni locali hanno fatto finora il massimo per il sistema produttivo lucano o si poteva fare di più?
L’azione propulsiva e programmatica 1995/2015 è arrivata all’esaurimento, alternando errori a risultati positivi. La nuova fase offre adesso l'opportunità di apportare delle correzioni, sulla governance e sul Patto di stabilità ad esempio, sulla ridefinizione della spesa da improduttiva a produttiva, sulla riconvergenza dei territori evitandone la spoliazione e la contrapposizione. Si poteva certo fare di più: ma questo vale a tutti i livelli, dalle istituzioni al sistema imprenditoriale fino alle stesse organizzazioni; ma se ieri c'era lo spazio anche per commettere qualche errore, oggi non è più possibile.
 
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