Le voragini che aprirebbe l'aumento dell'iva per le prestazioni socio-sanitarie PDF Stampa E-mail
lunedì 05 novembre 2012
ImageOggi in Italia sono circa 12.000 le cooperative sociali. È un settore che da lavoro a quasi 400.000 persone ed è in costante crescita negli ultimi anni, sia dal punto di vista numerico sia da quello occupazionale, e che ha infrastrutturato una rete di servizi di welfare che attualmente raggiungono circa 7 milioni di cittadini. Il 70% del fatturato della cooperazione sociale arriva dagli enti pubblici, il 30% dalla domanda privata pagante, ovvero le famiglie.

Il Ddl di stabilità
L’art. 12 del Disegno di Legge di stabilità, ai commi 14-16, prevede che le prestazioni socio sanitarie, educative, di assistenza domiciliare o ambulatoriale o in comunità o simili o ovunque rese, in favore di anziani ed inabili adulti, tossicodipendenti e malati di aids, degli handicappati psico-fisici, dei minori, anche coinvolti in situazioni di disadattamento e di devianza rese da cooperative sociali e loro consorzi (indicati del numero 41-bis della tabella A parte II del DPR 633/72) siano assoggettate ad aliquota del 10% e non più del 4%; ferma restando la facoltà per le cooperative sociali di optare per il regime di esenzione previsto dal d. lgs. 460/97 sulle onlus.
 
Si tratta di un aumento iva del 150% che si inserisce in un contesto di previsioni normative di seguito sinteticamente riportate:
  • l’art. 5 prevede una serie di riduzioni della spesa degli enti territoriali;
  • l’art. 6 nell’ambito della razionalizzazione e della riduzione della spesa nel settore sanitario al comma 1, lettera a), prevede in particolare che i prezzi di beni e servizi (con esclusione dei farmaci e dei dispositivi medici) siano ridotti del 10 per cento a decorrere dal 1° gennaio 2013 per tutta la durata dei contratti, rispetto all’originario 5 per cento già disposto dal decreto legge 95/2012;
  • sono poi previste una serie di misure in materia di entrate (art. 12, commi 4-10 sulle franchigie a deduzioni e detrazioni e il tetto agli oneri detraibili) che avranno come effetto di ridurre le risorse delle famiglie, in particolare quelle più povere e già disagiate.
Inoltre, le cooperative sociali già hanno visto:
  • nel 2012 una importante crescita della tassazione con l’introduzione dell’Imu (in precedenza era possibile per gli enti locali diminuire o azzerare l’Ici nei loro confronti in quanto onlus, ora non è più possibile);
  • nel 2011 la tassazione al 3% gli utili portati a riserva indivisibile. 
  • A questo si aggiunga che sono già stati tagliati, o drasticamente ridotti, negli ultimi anni, tutti i fondi nazionali sulle politiche sociali.
La compatibilità con l’ordinamento comunitario
La Commissione europea – Direzione Generale Dogane e Fiscalità (Dg-Taxud) – ha posto all’Italia la questione della compatibilità con il diritto comunitario, la direttiva iva (2006/112/CE), del regime iva (aliquota al 4%) riservato dall’ordinamento italiano alle prestazioni socio sanitarie ed educative rese dalle cooperative e loro consorzi. Si tratta di un progetto pilota (“Eu Pilot”), ovvero di una richiesta di informazioni che non comporta necessariamente una procedura di infrazione – procedura che, sottolineiamo con forza, comunque non è stata ancora avviata.
Nel contesto comunitario si è avviata una valutazione sulla strutturazione delle varie aliquote iva e nel 2013 la Commissione presenterà una serie di proposte (proprio sulle aliquote) a valle di una consultazione con gli Stati Membri. Si è, pertanto, a livello europeo in una fase di revisione legislativa.
Proprio il 19 ottobre scorso la Commissione Europea ha aperto una consultazione pubblica per chiedere un parere sulla aliquote Iva ridotte (si veda sul sito). La consultazione fa parte di un più ampio progetto di riforma del sistema europeo dell’iva che mira a far sì che esso sia più semplice, più efficiente e più solido. La consultazione durerà fino al 4 gennaio 2013 e i risultati confluiranno nella preparazione delle nuove proposte sulle aliquote iva che l’esecutivo UE presenterà il prossimo anno.
La consultazione, in linea con i principi delineati dalla strategia europea dell’Iva dello scorso dicembre, si concentra su tre aree specifiche in cui le aliquote Iva hanno bisogno di essere rivisitate. In primo luogo, a coloro che risponderanno alla consultazione, viene richiesto se le attuali aliquote Iva ridotte stanno provocando effetti distorsivi sulla concorrenza all’interno del mercato unico. In secondo luogo, se la lista di beni e di servizi che beneficiano di un’aliquota Iva agevolata e concordata dagli Stati membri molti anni fa necessita di aggiornamento in coincidenza con il cambio di indirizzo della politica europea. Infine, la consultazione chiede anche se alcune aliquote Iva agevolate sono in contrasto con gli obiettivi di  politica europea. Quest’ultimo punto si deve mettere in relazione con le politiche europee previste dall’”Iniziativa per l’imprenditoria sociale. Costruire un ecosistema per promuovere le imprese sociali al centro dell’economia e dell’innovazione sociale” della Commissione. La Comunicazione della Commissione mira a promuovere lo sviluppo delle imprese sociali e vede tra gli obiettivi (con le undici azioni chiave) lo sviluppo di buone pratiche tra Stati Membri sull’adeguamento dei regimi fiscali nazionali a favore delle imprese sociali. La cooperazione sociale italiana è il più fulgido e diffuso esempio di impresa sociale a livello europeo. Pertanto, vi sono tutte le condizioni per tutelare la normativa IVA ad esse applicata.
 
L’impatto sul sistema della cooperazione sociale
L’impatto dell’aumento dell’iva alle cooperative sociali non è accettabile; avrà una serie di effetti deprimenti per le famiglie, le stesse cooperative sociali e per le istituzioni locali, senza alcun vantaggio reale per lo Stato.
  • Gli enti locali non hanno risorse per far fronte all’aumento dell’iva di 6 punti percentuali, quindi, con le medesime risorse del 2012, nel 2013 forniranno meno servizi sociali agli italiani.
  • Non vi sarà alcun aumento del gettito dall’incremento dell’iva: l’unico effetto sarà quello di spostare risorse dagli enti locali alle casse statali.
  •  L’aumento dell’iva allargherà l’area dell’evasione e dell’irregolarità del lavoro (la cooperazione sociale in questi anni ha invece fatto emergere migliaia di posti di lavoro regolare nell’assistenza).
  •  Si taglieranno i servizi di inclusione sociale alle fasce più deboli della popolazione, a chi non ha niente. Oggi la tenuta sociale del Paese è in gran parte garantita dai servizi offerti dalle cooperative sociali. Si può stimare che mezzo milione di cittadini vedranno ridotti o azzerati i servizi sociali di cui oggi usufruiscono.
  • Le cooperative sociali saranno ulteriormente stressate finanziariamente poiché fanno già fronte a ritardi di pagamento lunghissimi da parte degli enti locali, mentre sono puntuali nel pagare gli stipendi (grazie ad anticipazioni bancarie che costano il 6%).
  • Si introdurrebbe un elemento di freno per l’economia sociale: nel contesto della crisi economica dell’Italia nessuna impresa può reggere un aumento del 150% dell’IVA (nel contesto di un taglio del 10% dei contratti in corso).
  • Durante la crisi le cooperative sociali ed i loro consorzi hanno tenuto l’occupazione (sacrificando tutte le riserve) ed hanno poco utilizzato la cassa integrazione in deroga; ora con queste misure si profila uno scenario occupazionale catastrofico. Nelle cooperative sociali saranno tagliati circa 20.000 posti di lavoro che però potranno raddoppiare a 42.000 (si veda il dettaglio nelle grafiche in basso) se si sommano gli effetti dei molteplici interventi sul welfare, della riduzione del 10% dei contratti in sanità, delle problematiche ancora tutte presenti dei ritardati pagamenti della P.A. Oltre a produrre gravi problemi alle famiglie, tale incremento IVA avrà l’effetto automatico di ridurre i consumi di queste persone e quindi di ridurre la loro contribuzione fiscale.
  • A ciò si aggiunga un senso di frustrazione e rabbia dei soci cooperatori per quello che giudicano un accanimento dell’esecutivo e dei sui rappresentanti.
Questo pericolo va immediatamente scongiurato al fine di tutelare una esperienza oramai consolidata e che il nostro Paese dovrebbe valorizzare e difendere a livello europeo. La cooperazione sociale italiana è il modello di impresa sociale più importante, diffuso e studiato a livello europeo. Con la comunicazione sull’imprenditoria sociale della Commissione Europa e le undici azioni chiave previste, si è aperto un percorso che punta a creare un “ecosistema” di regole che permetta di sviluppare un attore che è considerato un volano di crescita, sviluppo ed occupazione, come recita anche il Single Market Act II. E quanto si prova a fare in altri paesi sviluppati prende le mosse proprio da questa capacità italiana e dalla sua modellizzazione normativa e fiscale.
La cooperazione sociale è un modello di impresa sociale che l’Italia dovrebbe valorizzare a livello nazionale e tutelare (oltre che diffondere) a livello comunitario, nello spirito dell’articolo 45 della nostra Carta, che “riconosce la funzione sociale della cooperazione” e “ne promuove e favorisce l’incremento”.
 
Come operare attualmente in assenza di procedure di infrazione
Come accennato, non vi è in corso alcuna procedura di infrazione. Pertanto, proprio per tale ragione è possibile lavorare alla costruzione di un dossier che consenta di rispondere con dovizia di argomentazioni a quanto chiede la Commissione. Anticipare l’intervento sull’iva senza aver completato l’iter a livello europeo è un grave errore politico e tecnico poiché: ha ricadute non programmate sui bilanci delle cooperative sociali; riduce servizi e produce disoccupazione; non ha alcun impatto positivo sui conti pubblici, soprattutto se si considera il mancato gettito dei 20.000 – 40.000 licenziamenti; produce costi sociali nettamente più alti degli ipotetici benefici attesi. Occorre pertanto sopprimere all’art. 12, i commi 14, 15 e 16 della Legge di Stabilità.
 
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