Il pomodoro made in Cina invade l'Italia PDF Stampa E-mail
di Il Mattino   
lunedì 23 agosto 2010
La sfida al San Marzano arriva dal pomodoro cinese.
Un «concorrente sleale», per Coldiretti, che stima in oltre cento milioni di chili la quantità di concentrato di pomodoro cinese che arriverà quest’anno in Italia, materia prima per le conserve di aziende italiane sulle cui etichette si perderà poi ogni traccia dell’origine asiatica del prodotto. A ondate di container sbarcati dalle navi, in fusti da oltre 200 chili, l’invasione di pomodoro cinese in Italia è in continuo aumento: +272% in dieci anni, calcola Coldiretti confrontando i dati dei primi 5 mesi del 2010 con lo stesso periodo del 2000. È la prima voce delle importazioni agroalimentari dal gigante asiatico. E crea preoccupazione. Perché, dice Coldiretti, «la possibilità di spacciare come made in Italy la produzione orientale, oltre ai rischi sanitari confermati dai recenti sequestri, sta mettendo in crisi la coltivazione della vera pummarola made in Italy, il cui raccolto è stimato quest’anno in calo di quasi il 10%». Il quantitativo che sbarca in Italia dalla Cina, stima ancora l’associazione degli imprenditori agricoli, dovrebbe superare a fine anno i 100 milioni di chili, una quantità pari a quasi il 15% della produzione di pomodoro fresco italiano destinato alla trasformazione come materia prima di aziende nel nostro Paese: «Dalle navi sbarcano fusti di oltre 200 chili di peso con concentrato da rilavorare e confezionare come italiano poiché nei contenitori al dettaglio», quelli che arrivano sugli scaffali dei nostri negozi di alimentari e supermercati, «è obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento, ma non quello di coltivazione del pomodoro». Ma c’è anche un problema di mercato, di concorrenza, nelle campagne si segnalano ritardi nel ritiro dei prodotti, clausole capestro e mancato rispetto delle regole contrattuali che stanno provocando «incertezza e danni ai produttori agricoli», dice Coldiretti, che chiede «una iniziativa da parte del ministero delle Politiche agricole per verificare l’evoluzione della campagna di raccolta ed avviare le eventuali attività di controllo negli stabilimenti industriali». Anche Fedagri-Confcooperative denuncia una «reale distorsione della concorrenza» nel settore, soprattutto nel Mezzogiorno: «Prendendo a pretesto discutibili problemi qualitativi del prodotto, le industrie aderenti ad Anicav (l’Associazione degli industriali delle conserve) non rispettano i contratti sottoscritti pagando il pomodoro ai produttori agricoli, ancorché ritirato in quantità insufficienti, a prezzi notevolmente inferiori e addirittura concorrenziali con il pomodoro cinese». Fedagri-Confcooperative rivolge, infine, un appello alle istituzioni a «vigilare sull’applicazione e sul rispetto dei contratti e delle norme».
 
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