L'Ue incentiva le coop PDF Stampa E-mail
giovedì 10 giugno 2010

Pomodoro. Per questa forma giuridica è previsto un contributo del 4,1% del fatturato
Il settore insorge. Mutti: così si arrotondano i bilanci di imprese a tutti gli effetti

 

Tanto aspra da rievocare una querelle come quella fra le coop ed Esselunga protrattasi per anni. In fondo, la battaglia tra le aziende di trasformazione del pomodoro (Mutti in testa) da una parte e le società cooperative dall’altra, si combatte anch’essa sugli scaffali dei supermercati. «Casus belli», l’erogazione da parte della Comunità europea di un incentivo pari al 4,1% del fatturato per quelle imprese che si presentano sotto la forma giuridica di cooperativa. «Ma il contributo percepito dalle coop, in realtà, ammonta al 4,6% - tuona Francesco Mutti, amministratore delegato dell’omonima azienda, leader nazionale del settore col 44% della produzione del pomodoro concentrato -. Ma i consumatori sono consapevoli del rincaro che, in fin dei conti, grava sulle loro tasche? Siamo contro ogni informazione sotterranea, contro l’assenza di totale trasparenza, e questa ne è un esempio». Ciò di cui Mutti si fa portavoce ma non esclusivo portabandiera, spalleggiato come si ritrova dall’intero mondo delle passate, è il pensiero secondo cui «gli aiuti economici siano casomai da destinare al settore agricolo, per un’agricoltura più forte. Discriminazioni come quella che ci vede oggi penalizzati rischia seriamente di minare i principi stessi del libero mercato, basato su regole uguali per tutti, sulla trasparenza, sulla rigidità dei controlli e sul rispetto dei patti». Antonio Ferraioli, patron di La Doria, e Antonino Russo, titolare di Ar, il maggiore copacker continentale, sottoscrivono. Anche il presidente di Anicav e vice di Federalimentare Annibale Pancrazio si allinea. Anche quando Mutti prospetta «la nascita di truffe commerciali, motivate da una condizione di concorrenza inquinata dall’intervento a sproposito della politica ». Ecco dove la pressione si fa più forte: sulla contaminazione tra mondo economico e sfera politica. «In base a quale principio si domanda Mutti - le istituzioni favoriscono alcune parti in gioco piuttosto che altre? Il provvedimento comunitario, in origine, intendeva agevolare la formazione di filiere agricole, ma in fin dei conti si è rivelato soprattutto una strada per arrotondare i bilanci di quelle che sono vere e proprie aziende di mercato e che approfittano di una determinata denominazione giuridica. Se la Mutti volgerà da Spa a cooperativa? Non è nei nostri progetti afferma l’amministratore dell’industria di Montechiarugolo -, ma sono certo che altri imprenditori, specie fra quelli di piccole dimensioni, terranno in forte considerazione questa via». Poter disporre di risorse sì, a patto «che non favoriscano né l’uno né l’altro - conclude Mutti -, ma che diano un impulso all’in tero settore». Pare inoltre che non solo l’Italia, paese dalla forte vocazione cooperativa, sia coinvolta dal contrasto tra società per azioni e mutualistiche: anche la francese Bonduelle si è appena associata alla protesta, chiedendo all’Unione europea la revoca del provvedimento. Fedagri - Confcooperative, da par suo, ha già annunciato mobilitazione nel caso la Ue dovesse rimangiarsi la parola.
 
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