Il movimento cooperativo in Italia PDF Stampa E-mail

In Italia il movimento cooperativo nasce in forma di associazioni di mutuo soccorso. Dopo la promulgazione dello Statuto Albertino, la Società degli Operai di Torino apre la prima cooperativa italiana, il Magazzino di Previdenza (1854), per arrestare gli effetti di una grave carestia agricola ed il conseguente rincaro dei prezzi. Due anni dopo verrà costituita la prima cooperativa italiana di produzione e lavoro, l'Associazione artistico vetraria di Altare (Savona).

 

Promosse da liberali e repubblicani mazziniani, le cooperative trovano vasto consenso e arricchiscono il movimento politico e sindacale di emancipazione dei lavoratori. La cooperazione viene considerata strumento di inserimento non conflittuale delle classi subalterne nello sviluppo economico, quindi utile all’intera organizzazione sociale.

Gli ultimi decenni del secolo, dopo l’unità d’Italia, sono decisivi. La svolta definitiva viene data dall'inizio del processo di industrializzazione e di sviluppo economico nelle regioni settentrionali. La Federazione delle Società Cooperative Italiane, nata a Milano dal primo congresso dei cooperatori italiani (1886), assume la denominazione di Lega delle Cooperative durante il 5° congresso, tenutosi a Sampierdarena nel 1893. Nello stesso periodo, per impulso di Papa Leone XIII, anche i cattolici sviluppano una loro ampia e significativa presenza in questo settore.

Nel 1919 la separazione tra la cooperazione di ispirazione cattolica e quella di ispirazione laico-socialista, segna l’inizio di una crisi dell’esperienza cooperativa. Con l’avvento del Fascismo si tenta di piegare la cooperazione ad un modello economico corporativo, e si giunge allo scioglimento della Lega. Il culmine della crisi coincide con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e con la fine della democrazia.

Con la caduta della dittatura fascista e con la fine della guerra, il valore sociale della cooperazione riprende nuovo slancio e trova riconoscimento nella Costituzione Repubblicana, nella quale risulta fondamentale il riconoscimento dei diritti sociali e il ruolo di rilievo delle classi lavoratrici nella vita politica e sociale della nazione. In questo senso l’articolo 1 recita "L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro". Vennero così introdotti il diritto al lavoro, le disposizioni a tutela dei lavoratori, il diritto di sciopero ecc.

In questo contitolino si inseriscono il riconoscimento del valore sociale della cooperazione e il dovere da parte dello stato di promuoverne e favorirne l’incremento, assicurandone il carattere e la finalità; come espresso nell’articolo 45: "La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità".

 
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