Biometano dai reflui dei suini PDF Stampa E-mail
di Ufficio stampa   
martedì 30 settembre 2014
ImageDel maiale non si butta via niente, recita l'adagio popolare. Oggi è ancora più vero. Dai reflui dei suini in allevamento, la cooperativa lucana Colli lucani riuscirà a ricavare energia pulita sia per raggiungere la totale autosufficienza, sia da reimmettere in rete. Il tutto attraverso un impianto a biogas da digestione anaerobica: un investimento di 2,5 milioni di euro cofinanziato da Coopfond e da Cfi, in perfetto stile cooperativo.

«Il nostro modello di produzione aziendale è in grado di garantire il controllo di tutte le fasi della filiera, praticando il cosiddetto 'ciclo chiuso', che consente di seguire la produzione dalla nascita dell'animale fino alla lavorazione e al confezionamento», commenta Antonio Curcio, presidente di Colli lucani, una cooperativa con sede a Picerno (Pz) che occupa 24 lavoratori e ha fatto dell'attenzione verso l'ambiente e dell'etica di produzione un tratto distintivo che le ha permesso di essere scelta come fornitore PQ (percorso qualità) dalla grande distribuzione (Coop Italia e Conad).
«Condividendo la nostra esperienza all'interno della cooperazione, ci siamo chiesti allora come andare oltre, come riuscire a raggiungere una sostenibilità totale». La risposta è arrivata dalla natura stessa: in maniera molto simile a quanto avviene nell'apparato digerente di un bovino, attraverso un meccanismo di fermentazione in diversi stadi, la digestione anaerobica consente di ottenere biometano da liquami zootecnici e dagli scarti agricoli che provengono dalle attività colturali dell'azienda. Per rendere concreto il progetto, che prevedeva anche di far confluire i liquami zootecnici presenti nei sotto-grigliati delle stalle nel digestore primario mediante una tubazione, evitando così il trasporto su gomma, è intervenuta la rete cooperativa.
 
Image«L'iniziativa ci ha consentito di aprire un fronte in regione per l'utilizzo delle fonti rinnovabili in agricoltura – sottolinea il presidente di Legacoop Basilicata, Paolo Laguardia – sia in ottica di efficientamento energetico, sia come veicolo di integrazione sociale». Il digestato liquido di fine processo, infatti, verrà utilizzato come acqua di coltivazione per attività in serra gestite da una cooperativa sociale di tipo B, finalizzata all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Il cerchio si chiude.
L'inaugurazione dell'impianto, sabato 6 settembre, è stata dunque l'occasione per una riflessione a più voci, coordinata dalla responsabile di settore di Legacoop Basilicata Caterina Salvia, sul tema dell'agricoltura sostenibile, inclusiva, intelligente, a cui hanno preso parte, tra gli altri, profili istituzionali (il viceministro dell'Interno Filippo Bubbico, l'assessore regionale alle Attività produttive Raffaele Liberali, Marcello Fortini del Ministero delle Politiche agricole e forestali), esponenti sindacali (Alessandro Genovesi, segretario Cgil Basilicata) e soggetti interni alla cooperazione: Renato Simonetti, presidente della cooperativa Cems che ha fisicamente realizzato l'impianto, l'amministratore delegato di Cfi Camillo De Berardinis, il segretario generale di Ancd Conad Sergio Imolesi e il direttore di Legacoop Agroalimentare Giuseppe Piscopo. Da tutti è arrivato il plauso ad un'iniziativa che dimostra come anche in un periodo di crisi sia possibile investire e come la rete cooperativa, elaborando idee progettuali innovative, sappia poi stringersi attorno ad esse per renderle concretamente realizzabili con tutti gli strumenti di cui dispone.
 
(foto Salvatore Laurenzana / Vertigo)
 
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